LA STORIA

PER RICORDARE, IN BREVE.

Da: Appunti sulla tradizione teatrale a Colle di Marcello Braccagni

In: Miscellanea Storica della Valdelsa, anno CIII, nn.1-2-3, gennaio/dicembre 1997
[…] Nel 1921 i socialisti inaugurarono con la Mignon di Ambroge Thomas il Politeama del Popolo (Casa del Popolo e Teatro) costruito “avanza tempo” in una zona di nuova espansione urbana.

[…] Fanno da sfondo alla realizzazione dell’edificio, che fisicamente rinvia alla tipologia della fabbrica, le teorie del “Teatro del Popolo” di Romain Rolland – il teatro degli operai si deve distinguere anche nell’aspetto esteriore da quello borghese – e i tentativi di costruire, anche sul terreno della cultura, i termini del riscatto dell’”umanità nuova”.

[…] Nel settembre del 1922 la rappresentazione del Barbiere di Siviglia presso il Teatro Casa del Popolo dei socialisti colligiani viene interrotta, alla fine del primo atto, per la provocazione di un gruppo di fascisti.

[…] Di ritorno dalla marcia su Roma i fascisti si impossessano del Politeama e lo trasformano nella sede del Fascio colligiano […], che si impegna per una nuova costruzione, che comprenda la sala teatrale e la Casa del Fascio, il Teatro Littorio.

[…] Le vaste dimensioni del palcoscenico – ancora oggi uno dei maggiori della Toscana – denotano […] un evidente intento della propaganda che il regime stava attivando.

[…] Con il dopoguerra, mentre si ristabilisce il nome originario di Teatro del Popolo, […] il locale passa alla gestione diretta del Comune che, attraverso una Commissione, opera le scelte di programmazione. Il repertorio continua ad essere caratterizzato dai filoni dell’anteguerra: spettacolo leggero, lirica, prosa.

particolare della serie di volantini teatrali incollati sulla porta della stanza dei macchinisti sul palcoscenico

[…] La fervida attività degli anni del dopoguerra sarà però di breve durata.
Il clima politico pesantissimo della “Guerra Fredda” a cui si unirono le forti pressioni delle forze politiche locali clericali e moderate, avrebbe posto precocemente fine alla gestione comunale.

[…] Nel 1953 il buio calò inesorabilmente sul teatro a Colle. Sarebbe durato quasi vent’anni.
La soluzione dell’affidamento a privati si sarebbe rivelata catastrofica per le attività teatrali e per tutte quelle che non potevano garantire al gestore un sicuro rientro economico.

[…] Vent’anni di inattività della sala avevano cancellato la memoria del fatto teatrale, l’abitudine ad assistere a stagioni di prosa e di teatro leggero, strutturate e continuative nel tempo.

[…] Fra il 1969 e il 1974, le prime esperienze di decentramento musicale del teatro Comunale di Firenze, di quello teatrale promosso, prima dal Comitato regionale per il decentramento teatrale e poi dal Teatro Regionale Toscano, avrebbero trovato il pubblico in una situazione pressoché disastrosa. Per anni ad accogliere queste prime iniziative solo una manciata di spettatori.

[…] I giovani nella stragrande maggioranza non avevano mai assistito ad uno spettacolo teatrale di livello professionistico. C’era un pubblico da ricostruire completamente e sarebbe stato un lavoro di anni.

[…] Per comprendere le ragioni e per conoscere i modi della ripresa del teatro a Colle occorre andare a quel “crogiuolo” rappresentato dal ’68, con il suo carico di aspirazioni e di utopie.

[…] In quegli anni dominati dalle lotte operaie e studentesche e dalla profonda crisi delle istituzioni politiche tradizionali, […] l’utopia del teatro, ossia la sua immediata potenzialità eversiva, andò subito a ricongiungersi con tutti gli altri semi di utopia che germogliavano nel travagliato corpo sociale. Bruno Schacherl

[…] Il 10 novembre 1969 si esibì nel Teatro del Popolo il Corpo di Ballo del Teatro Comunale di Firenze in decentramento in Toscana, che avrebbe costituito la ripresa delle attività al teatro dopo anni di abbandono.

[…] Nel giugno del 1971 il Teatro del Popolo chiuse i battenti per i lavori di ristrutturazione della sala che sarebbero terminati nell’aprile dell’anno successivo.

[…] Il 22 dicembre 1972 il Comune istituiva la Commissione per le attività culturali per far fronte ai problemi organizzativi degli spettacoli del decentramento del Teatro Comunale di Firenze e di quello degli spettacoli di prosa promosso dal Comitato regionale per il decentramento teatrale, che avrebbe interessato anche Colle.

[…] Il Comune di Colle, con la Commissione di recente istituzione, elaborò nell’inverno del 1973 un programma di attività che vedeva unificate in un unico cartellone le proposte avanzate dal Teatro Comunale di Firenze (lirica, balletti, concerti ) e dal Comitato regionale per gli spettacoli di prosa.

[…] Intanto stavano per concludersi al Teatro del Popolo i lavori di adeguamento strutturale dei camerini degli artisti, prescritti dalla Commissione provinciale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, in vista della stagione 1973-1974.

[…] Per la stagione 1975-1976 il Teatro Regionale Toscano individuò dei Comuni dotati di strutture teatrali agibili e sufficientemente attrezzati, ove dar vita a delle programmazioni più articolate e consistenti sul piano quantitativo e qualitativo sostenendo il 50% del costo degli spettacoli. Colle fu nella rosa di questi centri.

[…] Il Teatro Regionale Toscano decise anche di proporre ad alcuni comuni del decentramento di ospitare spettacoli di teatro sperimentale già programmati in precedenza al Rondò di Bacco. Si fecero avanti solo Colle, Pietrasanta e Pisa.

[…] Nel 1976 il processo di formazione del pubblico era appena iniziato. Nella stagione 1975-76 si era registrato un forte incremento di spettatori ( media di 200-250 a spettacolo, rispetto agli 80 della stagione 1974-75). A segnare questo aumento di pubblico aveva senz’altro contribuito la continuità dell’iniziativa, il coinvolgimento territoriale di Comuni e realtà culturali del comprensorio, ma sicuramente non si poteva ancora affermare di contare su di un pubblico teatrale.

[…] Nel maggio 1977 il Comune rilevava la gestione della sala cinematografica e teatrale superando così il limite grave che si frapponeva alle attività di spettacolo ed a quelle preliminari e sussidiarie delle stesse, come la prevendita dei biglietti e degli abbonamenti, luoghi fisici di riunione e di attività di direzione della sala, ufficio, archivio, ecc. Con il 1980 avrebbero preso il via anche la stampa di depliants (negli anni seguenti con note informative), manifesti, locandine e ogni anno si sarebbe dato vita ad una fitta serie di incontri e presentazione degli spettacoli a scuole e ad organismi culturali e sociali. Soltanto queste iniziative e la loro gestione collegiale da parte di una équipe organizzatrice avrebbe permesso la crescita della presenza del pubblico.

Il teatro, completato nel 1930 su progetto dell’ingegnere Gerard e per volere di Mino Maccari, fu ristrutturato negli anni Settanta, e in quella occasione vennero rinnovate le decorazioni ed aggiunti nuovi volumi per i servizi e i locali tecnici.
I recenti lavori di ristrutturazione del Teatro del Popolo fanno parte di una ulteriore serie d’interventi estesi alla sala e agli spazi esterni.
La prima fase, del 1996, è consistita nella completa ristrutturazione degli spazi pubblici di servizio al teatro con la creazione di nuovi ambienti, il ridotto, il bar, il foyer di platea e galleria, il rifacimento degli impianti, del sistema delle scale e delle uscite di sicurezza per la sala.
L’intervento, diviso tra ristrutturazione e ampliamento dei volumi esistenti, ha riguardato 930 metri quadrati di superficie lorda (mc. 4.100) .
Oltre a vari adeguamenti per l’abbattimento delle barriere architettoniche, il teatro necessitava di un generale adeguamento impiantistico, di una revisione del sistema delle vie di fuga e dell’ ampliamento del sistema degli spazi pubblici interni.
Il progetto attuale ha individuato la risposta a queste esigenze attraverso una revisione generale del corpo edilizio compreso tra il blocco del teatro e quello adiacente degli uffici pubblici. Esso è fondato sul riconoscimento della dignità architettonica dell’edificio originario, che è divenuto modello di se stesso offrendo, per le modifiche e le integrazioni necessarie, indicazioni utili a livello di suggestioni formali, scelte materiche, costruzione di significati.
Su via Oberdan l’aumento di volume necessario alla realizzazione del ridotto al primo piano ha costituito l’occasione per ricomporre il prospetto frontale.
Il fronte della sopraelevazione, organizzato su pilastri binati, è arretrato e rivestito in travertino, come la fascia superiore che reca incisa la scritta in oro con il nome del teatro.
Con gli ultimi lavori, appena conclusi, si è provveduto alla completa riconfigurazione della sala e della torre scenica. Ricostruita la copertura e la struttura della graticcia; la sala teatrale è stata pavimentata, rivestita in legno e velluto, dotata di una nuova soffittatura a losanghe di gesso.
La galleria del teatro è stata ampliata e modificata per aumentare il livello di visibilità e di comfort; allo stesso modo si è intervenuti sull’assetto acustico della sala per migliorarne le prestazioni.
Gli interventi hanno quindi compreso lavori di carattere strutturale e impiantistico, oltre alla revisione degli elementi architettonici e delle finiture. E’ stato infatti completamente sostituito l’impianto elettrico e di riscaldamento come sono state sostituite le poltrone ed i tendaggi della sala e del palcoscenico.
Il numero complessivo dei posti a disposizione degli spettatori ammonta a 790 unità.
All’esterno i lavori hanno riguardato le finiture di prospetto, definendo anche il fronte incompiuto su via Roma.
Una pensilina in metallo e vetro è stata inserita a protezione dell’ingresso principale.