Chi siamo
Il Teatro del Popolo è una struttura di proprietà e in diretta gestione dell’Amministrazione Comunale della città di Colle di Val d’Elsa.
Per le attività teatrali il Servizio Cultura del Comune si avvale della collaborazione dello storico Gruppo Lavoro Teatro che fin dagli inizi dell’attività del teatro rappresenta un punto di riferimento nella scelta degli spettacoli da proporre, con competenza e rispetto, ad un pubblico sempre più affezionato e attento.
Il Gruppo Lavoro Teatro si compone di pochi elementi legati al Teatro del Popolo da una passione e da un senso di appartenenza sempre vivi sin da quando la realtà teatrale a Colle di Val d’Elsa doveva ancora affondare le sue radici più profonde.
Il lavoro di Stefania Fusi, Giovanna Gallanti, Marzia Gazzei e Curzio Bastianoni ( Gruppo Lavoro Teatro ) viene costantemente coordinato e valorizzato dal Servizio Cultura del Comune nelle persone di Sandra Busini, Renato Gori e Beatrice Fiaschi.
Le attività cinematografiche del Teatro del Popolo sono invece affidate dal Comune alla Associazione Culturale Cinemanagement di Colle di Val d’Elsa che si occupa ormai da molti anni della programmazione delle sale cinematografiche colligiane.
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IL TEATRO: PERCHE’ E COME
"Ci sono attivitĂ che non servono a niente
e che è indispensabile che ci siano."
Eugène Ionesco
Perché: Se in greco il sostantivo THEATRON significa luogo di adunanza e di assemblea e il verbo THEAOMAI corrisponde a guardare con meraviglia e stupore, l’etimologia ci aiuta a mettere a fuoco alcune peculiarità del fenomeno TEATRO:
- L’esistenza di un pubblico che guarda, assiste o partecipa;
- L’atteggiamento con cui questo pubblico si pone nei confronti del Teatro;
- Il luogo in cui si ritrova perché il fare teatro possa svolgersi.
Dunque, indipendentemente dalle sue origini, che si confondono con quelle dell’uomo, la consistenza teatrale nasce da una esigenza di comunicazione, che va oltre quella comune, quotidiana e che ha cercato di mettere in relazione gli uomini, di farli pensare e dialogare, in ogni tempo e qualunque fosse la natura dello spazio scenico.
Questo perché la potenza del teatro, da cui ne deriva la necessità , sta proprio nella capacità di sviluppare, attraverso la metafora primordiale, tematiche e contenuti in modo umano, consentendo un arricchimento emozionale, razionale e critico in chi vive un’esperienza comune, grazie a quello specchio della vita che il teatro rappresenta e con il quale inevitabilmente ci si confronta.
La premessa vuole sottolineare, se ce ne fosse ancora bisogno, la funzione alta e nobile del teatro, oggi forse più di ieri in un contesto sociale e culturale difficile e contraddittorio perché se da un lato la globalizzazione, le nuove tecnologie e forme di comunicazione ci danno l’impressione di avere il mondo a portata di voce e di mano, di fare tutti parte dello stesso, grande “villaggio”, dall’altro, in verità , ci riveliamo incapaci di dialogare anche con chi ci è vicino stentiamo a riconoscerci nelle nostre realtà locali e nazionali, non sappiamo ascoltare le ragioni degli altri, chiunque essi siano.
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Come: E’ altrettanto evidente che promuovere il teatro significa mettere in atto una operazione culturale tanto necessaria sul piano civile e sociale quanto “improduttiva” sul piano economico.
Se si escludono i prodotti “commerciali”e spettacoli di richiamo legati ad interpreti conosciuti e popolari (quasi sempre in virtù del cinema e della televisione) è molto difficile che l’incasso dovuto al pubblico pagante copra, anche solo in parte, i costi reali di uno spettacolo teatrale, sempre più onerosi anno dopo anno. E trattandosi spesso di denaro pubblico, come nello specifico del teatro del Popolo della nostra città , è inevitabile che nella decisione di sostenere o meno una programmazione teatrale, e di impegnarsi economicamente in quel settore immediatamente ed apparentemente “improduttivo” che è la cultura, intervengano scelte di tipo politico.
Lo sviluppo del teatro ha sempre coinciso con dei “poteri illuminati”, con la loro sensibilità e lungimiranza di investire in prodotti non necessariamente identificati come merce. Non a caso definiamo elisabettiano il teatro di Shakespeare e contemporanei: senza Elisabetta I, che lo sostenne e lo promosse, esso non avrebbe potuto affermarsi e raggiungere simili risultati.
L’interazione e il rapporto, ovviamente con riflessi conseguenti di segno positivo e /o negativo, fra la politica e il teatro è, oggi come ieri, un dato di fatto. Il panorama, a livello nazionale, non è certo confortante. I fondi destinati alla cultura sono andati progressivamente assottigliandosi, non solo in conseguenza della crisi economica, che richiede rigorose misure di contenimento di spesa, ma anche di una politica che sembra non voler scommettere sul valore e le potenzialità , anche economiche, di progetti culturali di ampio respiro, volti soprattutto ad incentivare un pubblico nuovo e giovane così come giovani en nuove esperienze artistiche.
D’altra parte l’offerta teatrale, fatta eccezione per alcuni e rari eventi, si è appiattita in una programmazione “televisiva”, autoreferenziale, in quanto tende a portare in teatro formule, “contenitori”, personaggi già collaudati in video. In sostanza si punta a riproporre al pubblico il già visto, l’immediatamente riconoscibile, sicuri di incontrarne il gusto e il favore.
Siamo ben lontani dall’atmosfera degli anni ’70 che hanno coinciso con la “rinascita” del Teatro del Popolo di Colle, in un clima di generale entusiasmo per la ricerca teatrale attraverso percorsi e prodotti diversi, ma in ogni caso volti a sperimentare nuovi approcci creativi con la scena e un dialogo più critico con il pubblico. Un pubblico, quello del Teatro del Popolo , che si è formato nel tempo, soprattutto nelle scuole del territorio e con il contatto diretto tra gli operatori e gli utenti, che è diventato sempre più numeroso, di conseguenza eterogeneo, e al quale si è cercato di rispondere con una programmazione altrettanto eterogenea, senza per questo venire mai meno al rispetto di questo pubblico ed alla sua intelligenza.*
Il Teatro del Popolo rinnovato nella struttura, reso più comodo e funzionale come edificio, viene ora restituito alla città di Colle e ad un pubblico affezionato che lo ha sempre riconosciuto come un “contenitore” garante del “contenuto”. Le aspettative sono molte: due anni di assenza della stagione teatrale hanno lasciato il segno perché è venuto a mancare un luogo riconosciuto di aggregazione e di identità , fortemente radicato nel nostro territorio dopo più di trent’anni di attività e impegno, spesi ad investire nella nostra gente e in una cultura che proprio in quanto legata alla tradizione del teatro potremmo definire alternativa, anzi “trasgressiva” rispetto alle forme e ai messaggi degli altri media.
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Stefania Fusi (e il Gruppo Lavoro Teatro)Â Â Â
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* Per chi volesse ripercorrere le tappe della programmazione teatrale si rimanda alla pubblicazione Dentro il teatro. Trent’anni di attività teatrale a Colle, a cura del Gruppo Lavoro Teatro, 2001.
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